Castellammare del Golfo sicily italy
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Camminando a Castellammare del Golfo

Una giornata a Castellammare del Golfo raccontata passo dopo passo: i bar, i ristoranti e le persone che rendono speciale questo paese di mare in Sicilia.

C'è un bar lungo il viale trafficato che costeggia il porto di Castellammare del Golfo. Non lo definirei un posto che salta all'occhio, sicuramente non il locale che d'impatto attirerebbe la mia attenzione: vagamente minimal nello stile, divanetti neri, pavimenti scuri. Chi l'avrebbe mai detto che sarebbe diventato il mio bar!

Entro al Vogue tutte le mattine da quando sono qui, saluto i ragazzi dietro al bancone e ordino la colazione. Poi mi volto a registrare bene nella mente l'immagine del signore con la barba grigia, i capelli lunghi e mal curati che come ogni giorno se ne sta seduto col suo portatile sulle ginocchia, con una partita a solitario in corso. Chissà chi è, come si chiama, se è solo e se si è mai accorto di essere uno dei piccoli dettagli rimasti scolpiti nei miei ricordi di questo posto.

Castellammare del Golfo sicily italy

Mi alzo dal tavolino e mi incammino per la strada lastricata di pietre bianche che riflettono la luce di mezzogiorno quasi da farmi socchiudere gli occhi. Viene spontaneo alzare lo sguardo verso le montagne che abbracciano il paese in una conca che scende fino al mare.

Il porticciolo è stipato di imbarcazioni, tra queste sicuramente è posteggiata anche quella di Giusi e Marco. Aguzzo lo sguardo ed eccoli! Li vedo indaffarati a trafficare sulla loro barca "Zingaronboat": invidiabile la grinta con cui hanno saputo reinventarsi e salpare verso nuove possibilità! Lancio un saluto da lontano. Mi rispondono con un cenno che traduco come "a più tardi", così li lascio lavorare e continuo la mia passeggiata.

Arrivo quasi alla terrazza che sta sotto il castello, giro a destra e salgo le scale. Do il buongiorno al cordiale signore che quotidianamente occupa quell'angolo della strada e offre ai passanti di assaggiare le sue mandorle. Ahimè non sono un'amante della frutta secca e quindi come ogni volta declino l'invito con un sorriso.

Proseguo verso il corso principale del paese che si sta ancora lentamente risvegliando. Cammino, avvolta nel silenzio dei numerosi negozi e locali ancora chiusi.

Il ritmo della vita è meravigliosamente più calmo a Castellammare.

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Passo la banca, la pasticceria, il Roxy Bar e arrivo fino al fruttivendolo sotto casa, compro una pesca e lo osservo. Lui è uno dei personaggi leggendari di questo posto: pochissimi denti in bocca, la pelle olivastra, l'aria sempre cupa e sospettosa, trascorre la siesta pomeridiana appisolato su una poltroncina al lato opposto della strada e si vocifera addirittura che di notte non vada a casa ma dorma dentro al suo negozio. Forse per paura che gli si faccia il via ai cocomeri, chissà...

Col trascorrere del pomeriggio ecco che si riaprono i bandoni, aumentano i rumori, tavolini e sedie vengono sistemati per le strade.

È l'ora dell'aperitivo! Scendo verso i quattro canti, passo di fianco al ristorante "La Maidda" e faccio un cenno di saluto al cameriere che mi riconosce. Rido di gusto pensando con quanta convinzione qualche sera prima ci siamo calate un quartino di limoncello al tavolo come rimedio per il sonno.

Ma andiamo avanti... Eccomi al Malandrino! Ignazio è seduto sullo sgabello accanto alla botte fuori della porta, sorseggia un bicchiere di vino bianco. Come mi vede si alza, mi dà un abbraccio affettuoso e versa un calice anche per me che mi siedo accanto. Ci sono un sacco di persone a chiacchierare sui pancali fuori dal locale. "Bella l'idea delle sedie usate come poggiaschiena!", gli ripeto sempre. Esce la Stefi: "Marghe vuoi qualcosa da spelluzzicare?". Che donna!

Finisco il calice e riprendo il mio giro. Noto da lontano Rosario che sta a bersi una birra all'ingresso del suo Quemado Bar, e alla pizzeria Mamacocha subito accanto, intravedo Fabio che non si accorge di me: è concentrato a cucinare le pizze più buone del paese!

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Da qui già si avverte la carica che arriva dal Picolit Pub: stasera c'è musica live ed è pieno di gente! Attentamente scavalco le frotte di ragazzi accovacciati sugli scalini, riesco a sgomitare fino alla porta e vedo Matte e Dani affogati dalla folla che aspetta di ordinare. Schiocco a entrambi un bacio a distanza prima di avviarmi verso la lunga scalinata che riscende al porto.

Da questo scorcio tra i palazzi si vede il mare, la luce è rossa sopra l'orizzonte: il sole dev'essere tramontato da poco. Cammino e dietro la curva decido di fare una sosta al Mirko's Ristorante. Mi fermo un attimo ad osservarlo dal ciglio della strada. È un posto intimo ed elegante al punto giusto.

Fede sta servendo ai tavoli, mi ha vista ma non può sbottonarsi per cui si limita a farmi "ciao" con la mano: è sempre molto professionale. Non voglio disturbarlo, così scendo quasi di soppiatto cercando di non schiacciare la piccola gattina Pinuzza che dorme accoccolata. Davanti alla porta azzurra del ristorante mi affaccio timidamente e chiedo se posso entrare. Arrivo fino in fondo e busso al vetro della cucina per farmi vedere. Mi appoggio alla finestrella dove arrivano le comande, Walter sta animatamente spadellando ai fornelli, si volta: "Marghe prendi una forchetta!" e mi allunga un piattino con qualcosa di buono da mangiare. Poi Mirko esce dalla porta, gli allungo le braccia al collo mentre cerca di divincolarsi. "Dai Marghe, puzzo!", sorrido. Allora decido di lasciare gli artisti al loro estro e mi dirigo verso l'uscita.

Finisco di scendere la gradinata fino a ritrovarmi di nuovo di fronte al mare. I lampioni del porto oscurano le stelle ma la luce brillante della mezzaluna spicca sul nero delle onde. Respiro a fondo il vento caldo-umido, è Scirocco, i più esperti dicono che domani cambierà il tempo.

Mi siedo sul muricciolo e rimango ferma ad ascoltare. Mi domando il perché alcuni posti rispetto ad altri ti vibrano nello spirito e così velocemente diventano casa. Che faticaccia l'indomani lasciare andare il pezzettino di me che resterà impigliato qui! La nostalgia mi stritola e mi escono i lucciconi.

Poi come un flash mi torna in mente una frase e d'improvviso tutto si alleggerisce: magari è semplicemente vero che "a volte sottrarre significa aggiungere".

I luoghi del racconto

Bar Vogue Bar lungo il viale del porto. La colazione di ogni mattina.

Zingaronboat La barca di Giusi e Marco, per gite via mare lungo la costa dello Zingaro.

La Maidda Ristorante vicino ai quattro canti.

Malandrino Wine bar con i pancali fuori dalla porta. Da Ignazio e Stefi.

Quemado Bar Per una birra dopo l'aperitivo. Da Rosario.

Pizzeria Mamacocha "Le pizze più buone del paese". Da Fabio.

Picolit Pub Pub con musica live, sempre pieno di gente.

Mirko's Ristorante Ristorante intimo ed elegante con la porta azzurra. Da Mirko, Walter e Fede (e dalla gattina Pinuzza).